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Storie

In memoria del cane Boris la condanna per chi lo ha maltrattato



Condannati in secondo grado per aver tenuto il cane bull terrier in condizioni igienico sanitarie tali da integrare maltrattamento: così si è espressa la Corte d’appello nei confronti dei proprietari di Boris, il quattro zampe al cui fianco c’è da ormai 5 anni la Lega nazionale per la difesa del cane (Lndc) Animal Protection. E’ proprio l’associazione, con la sua presidente Piera Rosati, a ricostruire in una nota la vicenda.

Quella di Boris è una storia che risale a 5 anni fa. Boris era un cane bull terrier affidato a Lndc a seguito di un sequestro. “Fino a quel momento, il cane aveva vissuto in una condizione di degrado totale. Nella sporcizia, con una cuccia inadeguata che gli causava ferite e lesioni, aveva sviluppato una grave forma di dermatite”.

Il procedimento giudiziario ha attraversato fasi alterne. Nel primo grado di giudizio il giudice aveva assolto i proprietari non ravvisando la volontà di minare la salute del cane. Lndc ha presentato ricorso in appello, sostenendo il contrario sulla base delle prescrizioni che proprio le guardie zoofile Lndc avevano indirizzato ai proprietari per migliorare la situazione del cane. “Le avevano completamente ignorate”, afferma Lndc. 

La Corte di appello ha accolto la tesi dell’associazione: “Non abbiamo ancora le motivazioni della sentenza – afferma Rosati – ma siamo già soddisfatti”. Boris purtroppo non c’è più: “Ha trascorso qualche anno della sua vita in maniera serena, riacquistando salute, serenità e fiducia nell’uomo, grazie alle cure ricevute dagli attivisti Lndc dopo essere stato tolto ai suoi aguzzini. La nostra priorità è sempre stata il suo benessere e abbiamo lottato affinché chi lo ha maltrattato si assumesse le proprie responsabilità”. Il procedimento non è concluso: adesso si apre la strada per il terzo grado di giudizio, se ci sarà una volontà di accedervi, per il pronunciamento definitivo.

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